Sono passati i leoni nel giardino di casa….quella su a Namuera”, mi dice Kim sorella di Ryan a casa di Carlos.
Kim e Ryan sono due nipoti di colonizzatori inglesi della Rodesia oggi la loro nazione di nascita si chiama Zimbabwe, ma sono qui in Malawi da quando erano piccoli….un 28 anni più o meno. Kim vive sul lago Malawi con il proprio ragazzo di origini indiane, Ryan è proprietario e gestore di un lodge sul lago insieme alla moglie australiana di qualche anno più grande. Carlos invece è un ragazzo di origini boliviane che vive da diverso tempo a Blantyre nel sud del Malawi, ma non abita proprio in città, no ….diciamo in una villetta nel circondario, sulla strade per il sud, per la strada dove si scende dalle montagne e ci si affaccia sulla Rift Valley con le sue lunghe marce degli animali della savana.
Tanta gente a Blantyre, da tutto il mondo, tante storie interessanti ed inimmaginabili che si mescolano in una cena, in un locale o in case private. Abbiamo un ufficio a Blantyre, grande con tante stanze, e diverso personale…..ma è un caso essermi trovato la.
Vivo e lavoro a Mangochi….appunto dalle parti di Namuera.
Ripenso ai leoni, molto rari in verità da queste parti, leopardi si per carità leopardi dicono tanti e anche Mr James, il tutto fare del mio ufficio giura di averlo visto una volta dalle parti dell’ufficio, ma due anni fa non certo ora…ci sono rimasti solo i babbuini che hanno scelto il tetto dell’ufficio come loro posto di riposo. Mi giro e mi rigiro sotto la zanzariera blu chiaro, controllo che sia chiusa bene cercandola di bloccarla sotto il materasso……bhe sotto i materassi, mi sono messo due letti vicini così ho più spazio e durante la notte non mi ritrovo con il viso sulla rete preda delle zanzare….certo le zanzare perché il Malawi è uno dei posti al mondo più pericoloso per la malaria, ed io sono a Mangochi, centro Malawi, zona dove si incontrano il lago Malawi e il Lago Malobe, la zona più a rischio malaria del Malawi…le sento anche ora che volando disperatamente e cercano una fessura, già di punture ne ho tante, ma è inverno è alla fine mi dicono non è il periodo peggiore per la malaria, passi il fatto che ho il guardiano di casa con la malaria, la segretaria che entra ed esce dall’ospedale, il figlio del mio assistente anche….io invece sto bene, si bhe un po’ di raffreddore forse la bilarzia visto che insito a nuotare nel lago, ma per ora mi bastano un po’ di pastiglie fatte di erbe mediche della zona per essere in informa che mi sono preso dall’African doctor, quello che lavora con i missionari giù a Balaka, non il “singanga” lo stregone.
Sistemata la zanzariera mi organizzo con il pc dalla parte del letto non invasa da libri,… non ho tante batteria e siamo da almeno 7 ore senza luce, come spesso accade, e quando va via l’elettricità va via anche l’acqua…..fuori dalla zanzariera 3 candele intorno al letto per fare luce….il lettore mp3 è rimasto fuori fra le zanzare davanti al letto e continua a suonare la colonna sonora di Pulp Fiction. Al mio lato fra i libri di Paul Austen, Stefano Benni, Daniel Pennac, Zeina El Khalil, sotto “La cucina vista dallo scannatoio”di Dario Lo Scalzo (uno dei miei preferiti) trovo la cartina della Mangochi Forest il luogo più vicino dall’ultimo avvistamento di grandi felini vicino a dove mi trovo…domani con un gruppo di persone faremo una sorta di spedizione, anche perché presto avrò una riunione per scrivere un progetto di salvaguardia della riserva in questione. Lasceremo la macchina sotto le colline e a piedi ci dirigeremo verso il vecchio forte inglese da dove dovremmo avere una buona visuale dell’intera foresta. Verranno Claudia e Francesca le volontarie del progetto per il quale lavoro, coinquiline, amiche e compagne di avventure in terra africana, anche le uniche due Azungu (bianche) che insieme a me vivono a Mangochi in questo periodo, Giovanna la sorella di Claudia in visita dalle nostre parti ed anche docente di teatro forum e bio danza per i nostri giovani nei villaggi, Michele e Stefania due volontari che lavorano in un orfanotrofio a Namuera, un missionario monfortano che conoscerò domani come guida del gruppo e due o tre suoi uomini di sua fiducia come scorta. La cartina, non è molto chiara del resto sono poche le strade asfaltate e i villaggi perdono in molte zone la forme di agglomerato e si trasformano in capanne sparse nel selvaggio.
Le candele si consumano lentamente, la stanchezza inizia a farsi sentire, il vento entra leggero fra le fessure delle finestre chiuse da parti di vetro mobili a serranda orizzontale e le tende rosse e gialle volteggiano alla luce fioca nella stanza ma più forte è la luce della luna piena che si intravede ogni volta che le tende si scostano. I cani, affittati in un villaggio vicino all’ufficio, Panci e Taiga, corrono avanti e indietro nel giardino abbaiando da ore, ormai ho smesso di cercare di convincere i nostri guardiani notturni (diventati 3 dopo che una notte sono entrati i ladri in giardino), di tenerli buoni, ci ho provato alcuni giorni fa e mi hanno detto che abbaiano perché un mago alle volte vola nel cielo e quando passa sopra il nostro giardino i cani lo vedono e lo inseguono, loro però, i guardiani, non riescono a vederlo …. mi ricordo di storie sui giornali che parlano di incidenti aerei fra ceste di paglia che si scontrano nei cieli o che cadono a causa del vento e distruggono i tetti delle capanne…dentro ci sono dei maghi che viaggiano per tutta l’Africa, in particolare vanno verso il Sud Africa, una volta ho risposto che forse vanno a vedere i mondiali, hanno detto che forse avevo ragione, ma ho visto che forse ci sono rimasti male, qui la magia, gli spiriti sono ovunque, sono buoni o cattivi, tutti lo sanno ma io “azungu” del resto non lo so e mi guardano come uno sciocco e forse hanno anche ragione.
…terra di mistero, musica, storia, animali, volti, povertà, ricchezza e un gran sole rosso che ti saluta al tramonto dietro i grandi Baobab che ormai hanno perso le loro foglie e come spettri si impongono immensi ovunque intorno a me.
Le candele ormai sono spente …..la corrente non torna, il computer scarico, la musica finita…..domani si parte per la foresta….le cose da dire sono troppe…. Lascio di seguito storie, impressioni scritte, pensante negli ultimi due mesi, così alla rinfusa come sono venute su fogli di carta e pagine word….come un puzzle forse strano ma che alla fine spero possa regalarvi non un immagina precisa di tutto questa esperienza, non ne sono certo in grado, ma almeno spero di farvi assaporare il ritmo di un mondo che scompare giorno dopo giorno, e che forse non tornerà più! …diceva Jacobetti in un documentario anni fa….. ma che ancora qui vedo davanti ai miei occhi.
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Il Malawi è un Paese calmo, tranquillo, la gente è accogliente, ospitale, e soprattutto è un Paese sicuro.
Così la prima settimana di permanenza a Mangochi quattro uomini incappucciati sono entrati di notte nel giardino di casa. Di guardiani c’era solo Paul…….quello che oggi chiamiamo il cattivo, mancava il buono cioè Joseph (con la periodica malaria) e alla luce degli avvenimenti di quella notte si è aggiunto anche Thomas il brutto…. ma andiamo con ordine.
Il primo fine settimana a Mangochi corrispondeva all’ultimo di permanenza in Malawi di Alessio il responsabile Paese dall’Italia…quale modo migliore per salutarci se non passare due giorni al lago a Cape Macleare che avevo già avuto modo di visitare durante la mia prima volta in Malawi, due anni fa prima di andare in Zambia con Caterina ed Andrea.
Cape Macleare è un villaggetto sul lago Malawi, abbastanza famoso, ci sono diversi posti per dormire e ristorantini frequentati anche da turisti per lo più cooperanti e volontari che lavorano in Malawi e che vogliono passare un fine settimana di relax. La spiaggia è lunga e le donne durante il giorno vengo dalle capanne a lavare i panni o i piatti, i bambini invece giocano nell’acqua, un posto ideale per la Bilarzia, per fare il bagno quindi ci siamo spostati di mattina nel parco nazionale del lago, dove fra gli alberi della foresta abitati da scimmie si aprono delle baie fra rocce bianchissime dove ci si può fare il bagno fra pesci dai colori più svariati ed isolette abitate solo da uccelli e varani.
Alle volte sulle nostre teste volteggia l’aquila pescatrice, assomiglia all’aquila americana con la testa bianca, vola in circolo e si piomba veloce sul lago ad afferrare con i suoi artigli i pesci che nuotano sotto il pelo dell’acqua, la gente del posto le chiama con un fischio e loro rispondono, poi lanciano in acqua del pesce e loro subito abituate a questo rituale vengono giù veloci a pescare.
La telefonata arriva mentre prendiamo il sole sulle rocce della baia, Claudia era rimasta sola a casa e ci avvisa che la notte erano entrati nel giardino i ladri picchiato il guardiano e rubato la sua bici ed il suo cellulare.
Prendiamo la strada per rientrare a Mangochi ma prima ci lasciamo convincere da un ragazzo locale ad andare a visitare al tramonto la piscina degli ippopotami, una baia del lago dove fra le canne si riposano questi animaloni solo all’apparenza pacifici.
Il villaggio che si affaccia sulla baia non credo abbia mai visto turisti. Il sole ormai era già stato inghiottito dall’acqua e solo una linea rossa all’orizzonte resisteva all’azzurro, viola blu che come un sipario annunciava l’arrivo della notte…già le prime stelle illuminavano parte del cielo.
I pescatori si affaticano veloci a prendere le loro canoe per portarci nella radura fra le canne a vedere gli ippopotami, parte per primo Alessio con doppio motore un pescatore a prua e una a poppa con i loro piccoli remi, poi Francesca, poi Elena (la volontaria che lavora con noi anche se abita a Blantyre) e alla fine io…ci metto un po’ di più perché il pescatore che mi deve portare è impegnato con un secchio a togliere l’acqua da dentro la canoa, il che non è certo molto rassicurante penso. Alla fine si parte…tutti in fila a costeggiare le canne. La canoa è molto instabile, consiste in un tronco scavato nel mezzo, nella parte centrale ci entrano solo le gambe e così ci si siede al bordo, ma non troppo al bordo perché si sbilancia e si rovescia, così si sta un po’ al centro cercando di stare in bilico tra i due bordi. Il buio è quasi totale solo una striscia all’orizzonte ci lascia vedere la radura….presto si sente il verso degli ippopotami. Le sagome delle teste degli animali sono chiare, le orecchie si muovono avanti e indietro innervosite, ci guardano…si immergono, rimaniamo in silenzio….ogni tanto emergono con grossi spruzzi di acqua, fra le canne invece si immergono i coccodrilli. Tutti tacciono….poi decidiamo di rientrare perché ormai il buoi è quasi assoluto e ad ogni singola micro onda prodotta dal movimento degli animali le canoe sembrano sempre perdere l’equilibrio.
Dopo la parentesi Ippo-cocco-canoa e dopo la discussione accesa tra la nostra guida e la gente del posto per una questione di soldi sfociata quasi in rissa arriviamo a Mangochi dove da capo progetto devo prendere le giuste decisioni per la sicurezza della casa e del personale.
Affittiamo 2 cani dal villaggio vicino l’ufficio, così almeno dopo la fine del progetto ritornano alla loro vera casa, prendiamo un guardiano in più ed abbiamo aggiunto nuove grate alle porte della casa, una sorta di prigione dove però ad esserci dentro siamo noi.
I cani sono magri e credo fermamente che abbiano la rogna, i guardiani dicono invece che mangiano male in particolare fagioli e per questo perdono i peli e la pelle, hanno preso loro in mano la situazione con una dieta particolare per i nostri cani, Nzima (una sorta di polenta…il piatto principale del Malawi) di nascosto qualche volte compro della carne e cerco di arricchire la dieta delle due guardie canine (forse è per questo che mi adorano). Anche di eventuali malattie dei cani se ne occupano i guardiani. Ieri ero seduto fuori in giardino ……..vedo passare uno dei cani senza la parte finale della sua coda, sanguinando ovunque, dietro correndo uno dei guardiani che lo inseguiva con qualcosa arrostito nelle mani……rimango senza parole, si avvicina soddisfatto verso di me e fiero mi comunica “Il cane stava male ma non si preoccupi ora sta sicuramente meglio….era gravemente malato per questo gli ho tagliato con il macete la coda, l’ho messa sul fuoco, però ora la deve mangiare..ora vado e lo prendo così finisce la cura” e veloce scappa via dietro il cane. Facile immaginare il mio volto in tutto questo, ricordo anche che nei villaggi quando ho visto diversi ragazzi con un grosso buco nella parte superiore dell’orecchie mi avevano spigato che quando da bambini i genitori si accorgono che il figlio ha il pene troppo grande gli tagliano un pezzo di orecchio……bho forse è la stessa logica….il fatto però mi ha portato ad avere un principio di infarto quando il responsabile del mio staff sul campo chiamando la sua bambina di 5 anni mi aveva appena detto che visto che era troppo capricciosa lo stregone gli aveva dato una medicina e l’aveva curata….fortunatamente è uscita intera dalla capanna solo con un amuleto al collo. Tornando ai nostri guardiani, le notti dopo l’evento dei ladri gli abbiamo visti particolarmente preoccupati e così ognuno è corso ai ripari a modo suo in particolare Jo, una sera si presenta al lavoro con 3 ore di ritardo, ma fiero si avvicina e dice che ormai è indistruttibile, è stato dallo stregone ed è stato sottoposto ad un rito ed ora ha la forza di 5 uomini e la sua pelle è dura come la pietra, vedendo i nostri occhi e la nostra bocca semi aperta incapace di dire nulla, ha estratto il suo macete, ha steso un braccio ma siamo riusciti a fermarlo in tempo…il fatto è che di notte non ci sono da queste parti ospedali o cliniche aperte, e su certe cose penso sia meglio credere sulla parola senza dimostrazioni pratiche.
Alla fine abbiamo aggiunto al nostro originale staff un altro guardiano, Thomas, un signore anziano, strabico, con la sua tutina di lavoro azzurra e il cappello di lana rosso…..ora siamo al sicuro…forse.
Alle volte mi piace fermarmi al tramonto verso Palm Beach, sul sentiero che porta dalla spiaggia alla distesa di Baobab sotto le colline. Qui le capanne sono poche e si trovano sotto una foresta di palme altissime dai quali cadono grossi cocchi. Al tramonto un sole rosso fuoco disegna strane ombre sulla savana e le donne con i loro vestiti colorati,le ceste piene di farina ed acqua sulla testa e dei fagottini sulla schiena con i bambini più piccoli si mettono in fila al bordo del sentiero e si dirigono alle capanne, già qualche fuoco è acceso e qualche bambina un po’ più grandicella finisce di pestare nel mortaio di legno il mais per la farina. Le ombre delle donne diventano sempre più lunghe e alle volte qualche ragazzo suona i tamburi ai quali subito si unisce anche qualche canto.
L’altra sera lasciato il dottore a casa mi sono fermato sul sentiero, parcheggiato la macchina e sceso nella campagna…non era il tramonto ma le 19 00 quindi per la posizione fra equatore e tropico qui è già notte fonda. Luna piena fra le palme e i primi baobab della parte di savana, la luce della luna è così forse che si vedono chiaramente i contorni delle montagne dell’altra parte del lago…i canto dei grilli e i richiami degli ippopotami delle paludi vicine…l’aria fresca dopo il sole del giorno……l’Africa entra in me.
Con il dottore la mattina faccio il giro dei villaggi in questo periodo, tiene dei corsi sull’HIV e sulle malattie opportunistiche, ci sediamo con i beneficiari sotto qualche grande albero e rimaniamo 1-2 ore per ogni villaggio, alla fine facciamo il giro per qualche visita medica, ne approfitto sempre ad andare con lui perché presto sarò io a gestire fino a metà Agosto il progetto e voglio conoscere bene tutto e tutti.
E’ una delle poche volte che mi trovo in grossa difficoltà a trasformare in parole quello che ho visto, il dolore, la paura, la sofferenza…….una volta abbiamo visitato una bambina stuprata alcuni anni fa, orfana malata terminale di AIDS, non credo sia giusto descrivere come l’abbiamo trovata ma giusto un ricordo da condividere perché non c’è più…..si chiamava Margaret ……ricordo la sua voce affannata, i suoi occhi senza luce, il dottore che mi diceva in italiano che sarebbe morta presto…… sono stanco oggi, non ho più voglia di fare niente!
“Il leone come re della foresta all’origine dei tempi aveva organizzato una grande festa per distribuire doni agli altri animali, come il vestito a strisce per le zebre, la risata alle iene e le corna alle antilopi. L’elefante frettoloso durante la distribuzione dei doni di nascosto prese le corna delle antilopi con la bocca ma il leone avendo vista la scena lo condannò ad avere per sempre le corna all’altezza della bocca. L’elefante però piangendo supplicò il re leone di salvarlo perché con quelle corna vicino la bocca non poteva più respirare e così il leone con la sua zampa gli prese il naso e lo allungò fino a terra” così narrano i canta storie africani riportando una leggenda che sembra avesse origini in Namibia.
Penso a questa storia quando il grosso elefante uscendo veloce dalla pozza d’acqua si gira con le sue lunghe zanne dalla nostra parte ed alzando la proboscide barrisce furiosamente nella nostra direzione. Noi nella macchina del parco Liwonde con la guida armata, ma la macchina bloccata fra degli arbusti senza possibilità di una veloce via di fuga se non in lenta retromarcia e in retromarcia la jeep del parco si inceppa sempre e si spegne. Appunto la macchina era spenta per il tentativo di retromarcia. Di elefanti ne ho visti tanti in vita ma devo dire fa sempre un certo effetto vederli così vicini e così grandi e soprattutto quando minacciano di caricare. Bello vedere anche la sorpresa di Juliana che per la prima volta vedeva in natura il gigante dell’Africa, gli occhi sgranati e lo sbiancare veloce al barrito, bhe anche io sento sempre un certo brivido sulla schiena a questa distanza. Riesco a vedere anche le rughe degli occhi dell’elefante. Bello ma terrorizzante in effetti. Il gigante prende un po’ di arbusti e li stradica muovendo nervosamente le grosse orecchie dalla nostra parte, poi lentamente si allontana girandosi ogni tanto nella nostra direzione. I suoi piccoli sono un po’ più distanti fra le canne dello Shiver River fra gli ippopotami con gli immancabili uccelli bianchi sulla schiena. La guida del Majete (un parco più a sud del Liwonde) invece era tutta entusiasta quando l’ennesimo elefante si apprestava a caricarci qualche giorno dopo il primo, vedendo le nostre espressioni si gira ridendo ma tenendo stretto il fucile dicendo di scattare in quel momento le foto proprio mentre l’elefante fa quei passi nervosi verso di noi….sa bene che in questo caso l’elefante è giovane e difficilmente si lancerebbe in una in una carica o forse è sicuro del suo fucile…ma alla fine sono riuscito a trovare anche il punto debole di queste guardie……. l’ultimo dei big five che cerco di vedere da anni, l’ultimo che mi manca dei 5…il rinoceronte.
Sia nel Liwonde che nel Majete ci sono i rinoceronti neri, ma ogni volta che cerco di farmi portare nelle zone di avvistamento le guide cercano di scoraggiarmi con prezzi più alti e dicendo sempre che non è facile vederli. Alla fine la guida del Majete lo confessa….sanno perfettamente le zone dove pascolano i rinoceronti ma il fatto è semplice, il rinoceronte vede poco come gli elefanti ma “se ti vede ti carica quasi sicuramente”. Loro li vedono ma di solito vanno in gruppi di sole guide e si nascondono sugli alberi……ma non so se crederci o meno so soltanto che alla fine mi costringeranno ad andare in Sud Africa a vederne uno….vedremo.
Uno dei safari più belli è sicuramente quello in barca al Liwonde sul fiume. La barca procede lenta vicino la riva e i coccodrilli grandi anche più della barca ti guardano fermi sulla riva o con un rapido movimento scompaiono nel fiume, mentre gli ippopotami ti guardano mentre arrivi e quando sei vicinissimo il primo si alza e inizia a correre verso l’acqua causando il movimento di decine di ippopotami compresi i piccoli che si rovesciano nel fiume, uno degli spettacoli più belli sicuramente..oppure si può essere sorpresi da file di numerosi elefanti che vengono a bagnarsi nel fiume con i piccoli sempre in mezzo ai più grandi e vicini alle madri.
Al tramonto tutti gli animali della savana si avvicinano al fiume, antilopi, Kudu (i miei favoriti), le antilopi nere, facoceri, babbuini, scimmie….branchi di zebre al Majete corrono via dall’acqua al nostro arrivo in macchina.
Le lunghe file di animali nella savana al tramonto ed i giochi di luce e colori del sole che si spegne nei corsi d’acqua, il concerto di suoni, canti di uccelli e le prime stelle che compaiono dietro le colline.
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Le foreste sono magiche la notte e all’alba.
E’ mattina mi sveglio ed esco dalla tenda-capanna del Bua River Lodge dove ci siamo fermati per una notte. La luce dell’alba filtra fra i rami degli alberi, una leggera nebbiolina nella foresta rende tutto surreale, un fiume corre rapido fra le rocce e i suoni della foresta cambiano disco….. dai rumori notturni in quelli diurni ma in questo momento di passaggio il concerto sembra mischiarsi e trovare una nuova sinfonia. La lanterna ad olio per terra illumina il pavimento di legno sotto di me. Siamo ad Nkotakota centro nord Malawi, in realtà una tappa non prevista fra Lilongwe e Nkatabay. Ma la notte ci ha preso allo sprovvisto nel bel mezzo della foresta e così siamo riusciti ad arrivare nel buio più totale in questo nuovo eco lodge fatto tutto di legno e canne all’interno del parco naturale. Sulle strada per venire qui si attraversa da ovest ad est la foresta e sulla strada c’è una lapide per ricordare che pochi anni fa un ragazza europea in bicicletta è stata divorata da un gruppo di leoni, presenti da queste parti. La mattina il safari a piedi, unico modo per esplorare il posto fra la fitta vegetazione, è molto suggestivo, liane, alberi spettacolari, scimmie…ci sono anche numerosi bufali ed elefanti oltre che felini, ma con tutto questo verde è facile per loro nascondersi, il fiume si snoda fra rocce ed isolette nel folto della foresta, in un punto si può attraversare tramite un ponte fatto di corde. Sotto le cascate la guida seduta su una roccia ci racconta le storie di bracconieri, finiti male o per i leoni o per i coccodrilli del fiume.
Dopo la foresta c’è il lago e la strada per Nkatabay che costeggia la parte centrale del lago Malawi tra savana, paludi e piantagioni di zucchero. Ci fermiamo in un eco lodge gestito da sud africani, tutto è eco compatibile, i bagni sono delle buche che finiscono a fare il compost, le casette sono in materiale locale, a me è toccata una palafitta sul lago…tra le fessure del pavimento di legno della camera si vede l’acqua del lago. I pescatori passano vicini e vendono il loro pesce. Il posto è ideale per rilassarsi nuotare fare snorkeling o tuffarsi da delle rocce. La notte invece si alternano in concertini degli artisti locali per lo più rasta boy che tra una partita e l’altra del mondiale suonano o leggono le loro poesie.
Onde leggere del lago e luna riflessa tra mille sogni accompagnano le notti fino alla luce dell’alba con il sole che sorge dal Mozambico.
Su a Namuera c’è un orfanotrofio fondato e gestito da Rita una italiana che da più di 30 anni si è dedicata anima e corpo a questo progetto. Un personaggio quasi mitico fra le montagne della Mangochi Forest.
Così mi ritrovo nell’atrio dei giochi dei bambini ad aspettarla per visitare il suo progetto e portare un po’ di giocattoli e latte in polvere ai bambini. Tutto è colorato e disegnato con orsetti e ranocchie e sulla parete più grande un quadro di Gesù ed accanto la foto di Rita…..il che mi ha portato ad immaginare un personaggio alla M.Brando in Apocalypse Now … me la immaginavo uscire con vestiti leopardati a declamare poesie sulla vita in Africa mentre gruppi di bambini con lance la proteggevano da noi invasori.
Niente di tutto questo, ci siamo trovati davanti ad una persona fantastica che malgrado i suoi 70 anni gestisce con grande energie un insieme di strutture che accolgono una cinquantina di bambini da 0 a 5 anni, e quando dico gestione intendo dal concime per l’orto, alle culle, la musica di sottofondo per far addormentare i bambini a qualunque cosa possa venire in mente. Con i bambini più piccoli non vado molto d’accordo, piangono in continuazione e si lasciano andare in profumini non proprio deliziosi così mi dirigo dal gruppo dei più grandi quelli di 2-3 anni. Amore a prima vista……..tutto il pomeriggio a giocare fra alberi di Papaya e Banani, cavallucci a dondolo e macchinine di ferro….fila immensa per fare l’aeroplanino sulle mie spalle e toccare i tetti delle capanne…..alla fine della giornata Mussa uno dei bambini inizia a chiamarmi in modo imbarazzante Mama…ho scoperto che sapeva dire solo Mama e Papaya così ho provato a dirgli “No Mama al massimo Papaya” e così sono diventato Mama Papaya!!!! Che bene che gli voglio!
In questi giorni sono venuti a trovarci i genitori di Claudia e la sorella Giovanna…..ormai siamo una little Italy a Mangochi la comunità più grossa dopo i locali. La mattina presto alle volte li trovo a parlare in bresciano stretto, io non li capisco in quei momenti ma i nostri guardiani che parlano poco inglese e quasi esclusivamente Chichewa li capiscono quasi perfettamente….misteri delle lingue!
Con Giovanna stiamo portando avanti i corsi che avevo iniziato a fare sul Teatro Forum nei villaggi in particolare con i gruppi giovanili del nostro progetto…. Lei ha anche portato un modulo di Bio Danza.
I nostri ragazzi sono degli attori nati, andiamo in giro fra capanne e campagne a parlare di violenza di genere tramite il teatro sociale e tutti partecipano entusiasti, i ragazzi ormai comprano vestiti, costumi e migliorano di giorno in giorno, alle prove ormai viene sempre più gente…ormai la nostra casa è diventata il quartier generale del gruppo teatrale che stiamo formando, dove fra cartelloni appesi ai muri con fiori ed alberi, corsi di bio danza,risate e divertimento si discute di tematiche difficili….abbiamo scoperto molto sulla violenza di genere……storie terribili….vendita di bambini piccoli, stupri in famiglia, storie di magie e stregoni, storie di mutilazioni genitali…abbiamo per questo deciso che questa non può essere la fine di un progetto e così ci siamo messi a scrivere la prosecuzione di questa storia….un nuovo progetto per il futuro.
Abbiamo coinvolto polizia, governo, capi villaggio, ong, scuole e contadini per parlare tramite il teatro di questi problemi…un gruppo di persone che con il teatro parla nella savana africana! Da poco si sono aggiunti anche degli attori famosi, fra cui un comico che credo sia una sorta di Fiorello locale, e un gruppo musicale che compone canzoni sulle tematiche delle nostre attività fra cui una canzone interamente dedicata al nostro progetto che è diventato il tormentone di questo mese in tutta la zona di lavoro, la gente la aspetta e inizia a ballare e cantare ad alta voce…vecchi, donne, capi...alle volte spontaneamente si aggiungono le percussioni tradizionali dei villaggi.
A questi corsi abbiamo anche aggiunto un corso di nutrizione e cucina, facciamo ,guidati dalla mamma di Claudia Graziella, marmellate di Papaya, gnocchi, pomodori secchi…..ed orecchiette!!!! Un successone! Tempo fa la televisione ed i giornali nazionali sono anche venuti ad uno dei nostri eventi di teatro e musica nei villaggi ed hanno scritto e girato lunghi servizi su di noi…..gli è venuto in mente anche di intervistarmi, del resto alle volte mi dimentico che sono il project manager….e che non ci sono abituato, che vergogna parlare davanti alle telecamere di tv nazionali per giunta in inglese.
Manca poco ormai alla partenza, ci sarebbe da aggiungere a queste pagine di diario almeno il triplo di questi racconti, ma alla fine alcune storie sono belle da raccontare per iscritto, altre oralmente……come fanno i canta storie in Africa, indimenticabili quelli etiopi che accompagnano i propri racconti con dei piccoli strumenti musicali.
Chissà magari un giorno fra molti anni tornando in questi luoghi sentirò le storie di uno strano Azungu che alle volte in bicicletta e con una canna da pesca sulle spalle e un cappello di paglia scendeva fino al fiume, si sedeva con una birra in mano e pescava solo alghe o attirava l’attenzione di qualche serpente. Si dirà che una volta con uno strano gruppo di altri azungu fra cui una tedesca, una piemontese e tutto il resto bresciani, ha scalato una parte del Mulanje la montagna degli spiriti e che ad un certo punto girava in mano con un camaleonte fra le piantagioni di tè alle pendici del monte….alcuni diranno che è stato avvistato nella Mangochi Forest, li dove nessuno si spingeva da anni, sulla testa del teschio da dove si vedono i laghi che si uniscono e da dove si domina tutta la foresta….infine pochi diranno che forse una notte è stato visto in una processione danzante di Iao dalle parti di Mangochi e che danzava al ritmo di tamburi nella notte…ma questo non si sa bene…diranno che è passato tanto tempo!